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SCARICA POESIA FRANCESCO TOTTI

Posted on Author Nik Posted in Rete


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    Si sente? Purtroppo è arrivato questo momento che speravo non arrivasse mai. Ho pianto sempre, tutti i giorni, da solo, come un matto.

    Perché 25 anni non si dimenticano. Con voi dietro le spalle, che mi avete spinto nel bene e nel male, anche nei momenti difficili… soprattutto. Grazie Roma, grazie a mamma e papà, grazie a mio fratello, ai miei parenti, ai miei amici, grazie a mia moglie e ai miei tre figli.

    Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverla, ho cercato in questi anni di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice… A proposito, sapete qual era il mio giocattolo preferito?

    Cosa pensa quando vede Totti? Io avevo la stanza con un balconcino che affacciava sul campo Di Bartolomei, dividevo la camera con Gerolin. La domenica mattina eravamo in camera, ci affacciavamo per guardare il 'ragazzino'. Vedevamo le gare di Totti da ragazzino che era incontenibile già all'epoca. Poi ho condiviso una esperienza con lui alla Roma è stata una gioia".

    Quali sono le principali doti del Pupone?

    Fattori dovuti anche grazie al suo carattere. E' un po' timido e riservato. Questo è in lato forte del suo carattere.

    I suoi difetti? Ne ha pochi ride, ndr. Ai miei occhi lei gli tirava via la gamba, e la cosa mi spaventava moltissimo. Una notte, dopo aver atteso che nonno russasse, mi alzai e quatto quatto andai a toccare la protesi, scoprendo che era di legno.

    Tornai di corsa a letto, rischiando di svegliarlo, e nascosi la testa sotto il cuscino. Ne andava molto orgoglioso. Mi capita spesso di rimanere a casa da solo.

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    Succede al mattino, perché papà va in banca a lavorare, mio fratello Riccardo è a scuola — ha sei anni di più — e mamma deve pur andare a fare la spesa. Si raccomanda di tutto e poi esce, io sono ancora a letto, e due minuti dopo aver sentito la chiusura della porta e i suoi passi sulle scale, cominciano le paure.

    Avverto una presenza nelle altre stanze, rumori strani, scricchiolii, qualcosa che struscia a terra, un suono attutito, forse metallico. Cosa puoi desiderare più di una Harley-Davidson? Al pomeriggio arrivavano prima Magnum, P. I loro figli erano tutti miei amici.

    Una vera combriccola, ma di bravi ragazzi: mai combinato nulla di grave. Ehm, quasi mai. Non fanno parte della compagnia a pieno titolo perché si fanno vedere solo di tanto in tanto, devono avere genitori molto insistenti sullo studio.

    Ma i due sono proprio testardi, di mollare con le buone non ne vogliono sapere, e alla fine partono gli spintoni.

    Cominciamo a giocare felici di aver vinto quel braccio di ferro, e la lite è presto dimenticata. Da noi. Peccato che a fine pomeriggio, quando torniamo a casa, troviamo le mamme in attesa davanti al portone. Sono appena rientrate dal commissariato di via Cilicia.

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    Non posso non andare, anche se sento puzza di bruciato. Vergogna assoluta, totale. Papà mi ha raccontato che a soli otto mesi, in vacanza a Porto Santo Stefano, davo spettacolo spingendo con i piedi sulla spiaggia di sassi il Super Santos arancione che mi aveva regalato, primo di una lunga serie.

    Non per fare il fenomeno, ma di solito a otto mesi i bambini nemmeno camminano: io invece portavo a spasso il pallone, e pure su una superficie irregolare. Scendevo in strada ogni giorno. La compagnia dei ragazzini era composta da una trentina di noi, e percepivamo il quartiere come fosse il più bello di Roma: popolare ma non povero, pieno di corti nelle quali giocare, e soprattutto animato dalla gente per strada a tutte le ore.

    La mia famiglia era molto estesa, la domenica capitava spesso di andare a trovare i parenti a Trastevere oppure a Testaccio: erano gite piacevoli, ma io mi sentivo veramente bene soltanto a Porta Metronia.

    Tanto calcio, tante corse, tanti scherzi innocenti: per un periodo ci fu la moda di suonare ai citofoni, e anziché scappare il divertimento consisteva nel rispondere usando un nome famoso. Io ero fissato con Gerry Scotti. La gente non ne era felice, perché ogni pallone calciato violentemente contro le serrande provocava un rumore esagerato e le conseguenti proteste, ma nessuno di noi se ne curava.

    Il problema più grave lo avevamo quando il cortile della scuola era chiuso e la palla ci finiva dentro. Si sobbarcava sempre la seccatura di recuperarci il pallone, una, due, tre volte a pomeriggio.

    Gli volevo bene, per questo. Forse una prima forma di consapevolezza è arrivata con Paperelle, il gioco di mira che impari da bambino.

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    Una fila di ragazzi si dispone in cima a una scalinata — noi ci divertivamo davanti alla Manzoni — e al via si muove prima in orizzontale e poi, scendendo i gradini, in diagonale fino alla base. È un esercizio semplice solo in apparenza, perché devi centrare una serie di bersagli in movimento mantenendo la calma man mano che si avvicinano a fine tragitto e il tempo comincia a scarseggiare. Nel corso della carriera mi è stato ripetuto più volte che la fortuna mi ha baciato in fronte.

    Quando mi passa accanto il papa, che sta accarezzando i bambini protesi dalle braccia delle madri, mi dedica un leggero tocco della mano sui capelli, e mi pare già tanto. Procede altri due metri e poi, improvvisamente, si ferma.

    Si blocca anche mamma, che stava per posarmi a terra. La professoressa di scienze al Cepu durante la lezione chiama Totti: — Francesco, quali sono i 5 sensi? Sopra o sotto?

    Del Piero guida, Vieri seduto accanto a lui e Totti dietro. Si fermano davanti ad una prostituta. Vieri tira giù il finestrino: — Quanto vuoi? Per esempio, hai mai letto Shakespeare? Parlano della loro carriera e si scambiano dei consigli. Mancini: È stato facile, mi sono circondato di giocatori intelligenti! Capello: Si fa presto a dire intelligenti, come fai a dire che lo sono? Mancini: È Facile.

    Per vedere se un giocatore è intelligente lo sottoponi a una test che presuppone una risposta intelligente e vedi come risponde. Capello: Sarebbe? Fammi un esempio. Mancini: Ora chiamo Stefano Fiore al telefono e ti faccio vedere. Compone il numero e dopo un minuto una voce risponde. Chi è?

    Sono io!


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