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Posted on Author Kigaramar Posted in Musica


    PREFAZIONE. L'edizione del Messale biblico era accompagnata da un breve Dizionario biblico, com. posto fin dal dal Padre Xavier Léon-Dufour. La. DIZIONARI BIBLICI E TEOLOGICI (da scaricare) | Per scaricare i seguenti dizionari cliccare sui titoli:DIZIONARIO TEOLOGICO DEL. Scaricare libri Dizionario di teologia biblica PDF Gratis in formato PDF, Epub, trovare libri gratis da leggere e/o da scaricare, sia in formato PDF che ePUB. Download Diccionario Bíblico Per conoscere tutto quello che c'è da sapere sulla Bibbia. Diccionario Bíblico è esattamente quello che il suo nome.

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    Montsoult, S. La Houssaye-en-Brie, S. Le Saulchoir, Essonne. Tournay, Htes-Pyr. Chevilly, Val-de-Marne. Solignac, Vienne.

    Ci quindi sembrato pi onesto non costringere il lettore a compiere un'operazione provvisoria e poco utile. Siamo convinti che questa nuova edizione non pu essere n definitiva n perfetta; speriamo comunque che rappresenti un apprezzabile progresso sulla precedente, e ci auguriamo che la sua carriera sia altrettanto ampia e feconda.

    Pietro Proverbi Libri dei Re Volg. Vecchio Testamento Nuovo Testamento Traduzione greca del VT dei Settanta Traduzione latina volgata della Bibbia ebraico greco latino versetto, versetti ed il versetto seguente ed i due versetti seguenti par. Nei rimandi, lo zero indica una introduzione sia a tutta la voce, sia a una parte di essa. Nella Introduzione, pp. Circa i rimandi che si trovano al termine delle singole voci e nellIndice analitico si tenga presente che quelli in corsivo indicano le voci complementari; quelli in tondo indicano le voci connesse che non aggiungono nulla di sostanziale alloggetto proprio della voce in questione.

    Ma la composizione di questi articoli ha imposto ben presto unevidenza: esiste una profonda unit nel linguaggio della Bibbia; attraverso la diversit delle epoche, degli ambienti, degli avvenimenti, si rivela una vera comunanza di spirito e di espressione tra tutti gli autori sacri. Lunit della Bibbia, dato essenziale della fede, si verifica quindi al livello concreto del linguaggio; nello stesso tempo appare chiaramente che questa unit di natura teologica. Cos nato il titolo definitivo: Dizionario di teologia biblica.

    Quando limita il suo studio al contenuto immediato dei libri ispirati, cercando di ascoltare la voce che loro propria, di compenetrarsi nel loro linguaggio, in breve, di farsi leco diretta della parola di Dio, la teologia biblica nel senso stretto del termine. Essa pu mettersi in ascolto in punti diversi della Bibbia, raccogliere le sintesi, pi o meno elaborate, pi o meno coscienti, che segnano i principali momenti nello sviluppo della rivelazione.

    La storia jahvista e la storia deuteronomista, la tradizione sacerdotale e la tradizione sapienziale, i vangeli sinottici, la dottrina paolina e quella della lettera agli Ebrei, laffresco apocalittico di Giovanni ed il quarto vangelo, sono altrettante teologie che possono essere esposte separatamente. Ma, da un punto di vista pi ampio, si pu anche considerare la Bibbia come un tutto; si pu tentare di affermare la continuit e la coerenza organiche che assicurano lunit profonda di queste diverse teologie: tale la teologia biblica.

    Principi di unit. Perch certi proverbi di sapienza popolare sono entrati nella collezione canonica dei Proverbi, mentre rimanevano fuori del canone libri di grande valore religioso, affini ai pi begli scritti canonici, come le Parabole di Enoch o i Salmi di Salomone? Soltanto la fede fornisce il criterio; essa trasforma in un tutto organico i diversi libri del Vecchio e del Nuovo Testamento; essa presupposta, anche da colui che non la condividesse, al punto di partenza della teologia biblica.

    Lunit della Bibbia non qualcosa di libresco. Le viene da colui che sta al suo centro. Per il cristiano i libri del canone ebraico non sono che il Vecchio Testamento, ed annunciano e preparano colui che venuto e che li ha portati tutti a compimento: Ges Cristo. Quelli del Nuovo Testamento, interamente legati allapparizione di Ges Cristo nella storia, sono orientati verso il suo ritorno alla fine dei tempi.

    Verit fondamentale, di cui Ges stesso ha dato la formula definitiva: Non sono venuto per abolire la legge ed i profeti, ma per portarli a compimento. I Padri della Chiesa non si stancano di riflettere su questo principio fondamentale, e di cercarne, nella stessa Bibbia, le immagini pi espressive, paragonando ad esempio il NT al vino in cui trasformata lacqua del VT.

    Le conseguenze di un simile principio sono molteplici. Infine lunit della Bibbia non soltanto quella di un centro che polarizza tutte le esperienze degli uomini e ne orienta la storia; quella di una vita presente dovunque, di uno spirito VII costantemente attivo.

    La teologia biblica non che una eco della parola di Dio, quale fu ricevuta da un popolo nei diversi stadi della sua esistenza, diventando la sostanza stessa del suo pensiero. Non importa; il riconoscerlo assicura ad essi tutti una specie di parentela mentale, unidentica struttura di pensiero e di fede.

    La si pu percepire, ad esempio, quando gli scrittori sacri reagiscono di fronte a materiali forniti loro dalle civilt e dalle religioni vicine: se li assumono purificandoli, lo fanno sempre per metterli al servizio dellunica rivelazione, seguendo procedimenti diversi, ma nello stesso spirito. Questa unit di spirito che, in tutta la Bibbia, anima le tradizioni e le concezioni religiose, rende possibile una teologia biblica, cio una conoscenza sintetica dellunica parola di Dio in tutte le sue forme.

    Luce sulluniverso e su Dio. La nostra opera, intitolandosi teologica, presuppone lunit dellopera divina e la sintesi dello sguardo divino.

    Presentando questa sintesi nella forma analitica di un vocabolario, essa non vuole scoraggiare il lettore dal cercar di comprendere lunit della Bibbia, ma vuole soltanto evitare di imporgli una riduzione a sistema astratto, necessariamente arbitrario per qualche verso. Ci posto, il lettore invitato a passare da una voce allaltra, a paragonarle ed a raggrupparle, per trarre da questi accostamenti una conoscenza autentica della fede.

    Del resto questo modo di fare appartiene ai procedimenti fondamentali della Bibbia. Cogliendo successivamente le prospettive dei libri di Samuele e delle Cronache, si acquista una conoscenza pi sfumata di David nel suo tempo e nella memoria di Israele; ed anche il mistero di Ges si approfondisce quando lo si affronta attraverso le prospettive varie dei quattro evangelisti. Bisogna andar oltre e discernere - ed questo appunto il compito della teologia - la presenza di Dio in ogni luogo ed in ogni tempo.

    Infatti la personalit di Jahv, signore della storia, echeggia su tutta la sua opera. Questi punti di vista, che non dobbiamo ignorare, rimangono secondari, in quanto derivano dal semplice studio delluomo.

    La Bibbia non analizza per se stesso questo microcosmo che costituiva lammirazione dei filosofi greci: la Bibbia, teologica, non considera luomo che dinanzi al Dio di cui limmagine art. Contrariamente a quanto avviene nelle mitologie vicine, il tempo non concepito come la ripetizione nel nostro mondo del tempo primordiale degli di.

    Attraverso i suoi atti Dio svela infine il suo cuore, e rivela luomo a se stesso. Perci luomo cerca di modellare il suo comportamento su quello che riconosce in Dio. Mitezza, umilt, obbedienza, pazienza, semplicit, misericordia, ma anche forza e fierezza, tutte queste virt assumono il loro significato autentico e la loro consistenza efficace in virt della presenza vivente di Dio e del suo Figlio Ges Cristo nella potenza dello Spirito Santo.

    Cos pure le situazioni umane acquisteranno in teologia biblica la pienezza del loro senso: gioia e sofferenza, consolazione e tristezza, trionfo pacifico e persecuzione, vita e morte, tutto devessere collocato nel disegno di salvezza che la parola di Dio ci rivela; tutto acquista allora un significato ed un valore, nella morte e nella risurrezione di Ges Cristo, nostro Signore.

    Certamente le parole variano col passare del tempo, sia nei libri della Bibbia come in quelli degli uomini; ma limpronta dellispirazione tale da raggiungere, al di l delle idee, le stesse parole che le esprimono. Si potuto riconoscere una koin evangelica, cio una lingua comune in cui la nuova rivelazione si esprime; ora questa koin in stretta dipendenza dalla lingua dei Settanta, versione greca della Bibbia; questa, a sua volta, traduce ed adatta il testo ebraico del VT.

    Una simile continuit non significa che c, almeno per le concezioni propriamente teologiche, un vero linguaggio tecnico? Il fatto giustificherebbe da solo la forma di dizionario data ai nostri abbozzi di teologia biblica.

    Qui non si tratta di pura semantica, ma di linguaggio espressivo, intessuto di immagini e di simboli.

    Certamente, per molti nostri contemporanei, si pone la questione di sapere quale valore questo linguaggio conservi per noi, che viviamo in un universo mentale diverso. Che significa la salita di Ges al cielo e il suo sedersi alla destra di Dio? Laccordo, abbastanza facile da ottenersi sul contenuto della teologia biblica non si romper quando si vorr precisare il modo di esprimersi di questa teologia?

    Non bisogna smitizzare il linguaggio per raggiungere la essenza della rivelazione? Non significa prolungare una nefasta illusione il collegare dizionario e teologia? Senza avere la pretesa di risolvere qui il X problema generale della smitizzazione del linguaggio, vorremmo soltanto indicare, a due livelli di profondit, in qual senso il linguaggio mediatore della verit.

    Immagini e linguaggio. Da una parte, tende a descrivere il pi semplicemente possibile il fatto rivelatore; dallaltra, tende ad esprimere in formule sempre pi precise il contenuto dogmatico della rivelazione. Queste due relazioni, la descrizione esistenziale del fatto e la formula essenziale del suo contenuto logico, sono entrambe condizionate dallambiente culturale in cui nascono, ed esposte a deformazioni.

    Ma il rischio in cui sincorre diverso nei due casi: la descrizione del fatto potrebbe essere ridotta ad un puro rendiconto letterale, svuotato di ogni significato divino, e che svuota la fede di ogni adesione spirituale; la formula dottrinale, col distaccarsi dal fatto che le ha dato origine, ridurrebbe il mistero a speculazione astratta. Il linguaggio della rivelazione suppone questo duplice modo di esprimersi, la formulazione astratta e la descrizione mediante immagini.

    Tuttavia, bench si serva talvolta di formule, ad es. Il problema primario non di smitizzare il linguaggio per adattarne il contenuto alla misura degli spiriti moderni, ma di trovare le vie di accesso che ne permettono una sana comprensione.

    Al livello inferiore dellespressione si trova la semplice metafora; cos Isaia descrive lalbero palpitante sotto il vento Per s, la metafora, se pu arricchire il vocabolario della rivelazione, non la pu tradurre in modo immediato.

    La metafora, staccata dallesperienza originale che lha fatta nascere, trasferibile a piacere, con pi o meno fortuna secondo il gusto e limmaginazione di colui che se ne serve, nellespressione della rivelazione soltanto una veste che si pu cambiare. Tuttavia questa veste occupa, nel linguaggio biblico, un posto che difficilmente sospettiamo. E questo perch, attraverso la metafora, limmagine originale conserva per il semita una forza di suggestione sempre viva.

    Accanto a questa permanenza dellimmagine, collegata ad un fenomeno culturale, c una vita di questa immagine, vita animata dallo spirito che ne conserva il vero senso attraverso le diversit delle espressioni.

    Questo fenomeno particolarmente visibile nella traduzione dei Settanta.

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    Essa ora conserva una parola greca di senso nettamente diverso, per versarvi la pienezza di significato del vocabolo ebraico. Cos traduce il kabd ebraico con il greco doxa che, al contrario di una realt di peso, significa una opinione, la stima leggera. Ora infine precisa mediante la parola greca il senso ambiguo dellebraico. La diathke designava in greco latto con cui uno dispone dei propri beni testamento o dichiara le disposizioni che intende imporre.

    Traducendo cos il termine ebraico bert, che significa propriamente patto, contratto, i Settata mettono in rilievo la trascendenza di Dio e la condiscendenza che sta allorigine del popolo di Israele e della sua legge art.

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    Una simile padronanza della lingua mostra cos che la parola ha minor importanza dello spirito che se ne serve, e per mezzo suo si apre la propria strada. Ma questa padronanza anche una confessione di impotenza: nessun linguaggio umano potrebbe rendere conto della esperienza di Dio, che sta necessariamente al di l delle immagini e delle metafore.

    Conservando le immagini pur conoscendone i limiti, il linguaggio della Bibbia ha il vantaggio di rimanere un modo di esprimersi concreto, radicato nellesperienza umana, e di significare, attraverso le stesse immagini materiali, realt di ordine spirituale. A questo stadio, limmagine e la metafora diventano i mezzi normali della rivelazione; senza avere di per s valore rivelante, ma in virt della loro storia nella lingua, delle associazioni mentali che evocano, delle reazioni che suscitano, diventano mediatori della parola divina.

    Non si potrebbero senzaltro trascurare. II simbolo e lesperienza. Gli articoli del Dizionario si sforzano di far vedere come gli elementi del mondo, gli avvenimenti vissuti dal popolo, le stesse usanze, vengano conglobate nel dialogo che Dio ha intavolato con luomo; Dio infatti parla gi alluomo attraverso la creazione e attraverso la storia chegli dirige. Cos la Bibbia non conosce due tipi di cieli, uno dei quali sarebbe materiale e laltro spirituale; ma nel cielo visibile scopre il mistero di Dio e della sua opera art.

    Certamente il primo cielo e la prima terra dovranno scomparire; ma finch sussistono, il cielo e limpressione che esso produce sulluomo rimangono indispensabili per esprimere sia la trascendenza di Dio, sia la vicinanza del Dio dei cieli, o per dire che, salendo in cielo, Ges stato glorificato. La stessa cosa vale per la maggioranza delle realt cosmiche, la terra, gli astri, la luce, il giorno, la notte, lacqua, il fuoco, il vento, luragano, lombra, la pietra, la roccia, il monte, il deserto Sempre messe in rapporto immediato con la sovranit del Dio creatore, esse hanno il loro pieno valore di simboli nella rivelazione.

    Tuttavia il vero valore del simbolo biblico deriva dalla sua realizzazione con i fatti della salvezza. La Bibbia conosce questo simbolismo, ma non se ne accontenta; lo assume in una prospettiva storica che, sola, gli conferisce il suo significato proprio.

    Per essa la notte pasquale lesperienza centrale in cui Israele ha compreso il senso misterioso della notte. II popolo ha dovuto passare attraverso le regioni desolate del Sinai; ma questa esperienza non ha conferito al deserto un valore in se stesso, n consacrato una specie di mistica della fuga nel deserto. Certamente latteggiamento di Cristo e linsegnamento del NT fanno vedere che il cristiano vive ancora a suo modo nel deserto; ma ormai questa rappresentazione non legata al suo comportamento esterno, bens alla sua vita sacramentale.

    Tuttavia con questo il simbolo del deserto non viene sminuito; rimane indispensabile per esprimere la condotta autentica della vita cristiana. Ripresi nel linguaggio della rivelazione, gli avvenimenti vissuti dal popolo di Dio non sono quindi semplici metafore che ora si potrebbero rigettare come un trampolino: conservano un valore mediatore. La storia in qualche modo passata, sotto forma di simboli, nel linguaggio della rivelazione; perci a sua volta questo linguaggio simbolico rimanda alla storia da cui emana.

    Infine i comportamenti umani prendono posto anchessi in questo linguaggio, da quando il Figlio di Dio li ha fatti suoi. Gli atti dellagricoltore, dalle semine ai raccolti, descrivono la XII storia del regno di Dio.

    Gli atti delluomo, il suo nutrimento, il suo lavoro, il suo riposo, il suo sonno, evocano le realt del mondo di Dio.

    Le nozze, la maternit, la nascita, la malattia, la morte, sono altrettante analogie che instradano lo spirito umano sulla via che conduce ai misteri invisibili. Il simbolo la via privilegiata per esprimere lincontro delluomo con Dio che viene a lui; e, quando ha condotto luomo al mistero, si immerge con lui nel silenzio.

    II Verbo fatto carne da solo la rivelazione in atto. Realizza la fusione perfetta della parola e dellazione: ciascuna delle sue parole atto, ciascuno dei suoi atti ci parla e ci chiama. Secondo la frase di SantAgostino, poich Cristo in persona il Verbo di Dio, le stesse azioni del Verbo sono per noi parola etiam factum Verbi, verbum nobis est.

    Link utili per studiare la Bibbia su Internet

    In lui acquistano un senso tanto le pi umili realt terrene quanto gli avvenimenti gloriosi della storia dei padri. Portandoli a compimento egli rivela il loro vero significato. Seguendo una via contraria a quella che segue limmaginazione delluomo quando trasforma le realt in metafore, Ges Cristo fa apparire il valore figurativo di tutte le realt che lo precedono e lo annunziano.

    Le realt di questa terra appaiono allora come i simboli di questunica realt che il Verbo fatto carne. N il pane n lacqua, n la via n la porta, n la vita umana n la luce, sono realt permanenti, aventi valore definitivo; la loro ragion dessere essenziale di parlarci simbolicamente di Ges Cristo.

    Cercando di cogliere i temi dottrinali della Scrittura nel loro sviluppo storico per seguire cos, passo passo, la pedagogia stessa di Dio, esso non pu accontentarsi di raccogliere testi e citazioni in un ordine puramente logico. Ogni testo ispirato ha un contesto vivo da cui non si potrebbe separarlo senza danno, perch il progresso della rivelazione avviene al ritmo della storia.

    Tutto ci che ci pone in grado di meglio comprendere lo sviluppo letterario della Bibbia ci permette per ci stesso di scorgere meglio le vie di Dio.

    Infatti Dio ha parlato ai nostri padri a molte riprese ed in molti modi prima di parlarci infine per mezzo del Figlio suo Ebr 1, 1 s. Perci, prima di dare inizio agli articoli analitici consacrati ai diversi temi, sar bene ricordare in una visione sintetica come si formata la raccolta dei libri sacri. Nelle nostre Bibbie attuali, i libri sono raggruppati logicamente in grandi categorie, senza tener conto della loro data di composizione.

    In un gran numero di casi, questa stessa data costituisce un problema agli occhi dei critici e non possibile avanzare in merito se non ipotesi probabili. Lasciar da parte queste ipotesi sarebbe una risoluzione pigra e daltronde impossibile da seguire.

    Ma tra le ipotesi bisogna saper fare una scelta. Tutte quelle che sono state proposte dai critici da un secolo a questa parte, non sono in egual modo compatibili con lo studio teologico della Bibbia. Talune di esse suppongono una concezione dellevoluzione religiosa di Israele che deriva da postulati razionalistici e che lo studio obbiettivo dei testi non impone affatto.

    In altri casi bisogna distinguere tra osservazioni critiche perfettamente oggettive e lo sfruttamento tendenzioso che taluni hanno tentato di farne. Affrontando simili questioni, il credente non si trova in situazione di inferiorit. Leggendo la Bibbia dallinterno, in accordo fondamentale con lo spirito della sua testimonianza, egli sa che lo sviluppo delle idee religiose nel popolo di Dio, se ha potuto subire la pressione dei diversi fattori storici, stato diretto innanzi tutto dalla parola di Dio che gli sempre servita di norma.

    Ci non impedisce che i libri sacri abbiano avuto una storia, sovente complessa. Nella rappresentazione schematica lasciata in eredit alla Chiesa dal giudaismo antico, tutto il Pentateuco era considerato come una composizione letteraria di Mos; i Salmi provenivano tutti da David, i libri sapienziali da Salomone, i sessantasei capitoli di Isaia dal solo profeta del sec.

    Ora sappiamo che qui cera una semplificazione delle cose di cui non possiamo pi accontentarci. Dobbiamo certamente riconoscere la parte di verit che queste visioni tradizionali contenevano, ma per il resto le dobbiamo superare.

    In tal modo arricchiamo considerevolmente la nostra conoscenza concreta dei testi, perch non soltanto restituiamo ciascuno di essi alla sua cornice storica reale, ma facciamo apparire tra essi legami che diversamente non si potrebbero scorgere. Tutte le epoche anteriori quelle dei patriarchi, di Mos, della installazione di Israele in Canaan, dei Giudici e del regno di Saul - appartengono allet della tradizione orale.

    Ci non vuol dire che non ci siano stati allora documenti scritti od opere letterarie dalle forme ben fissate. C accordo, ad esempio, nel riconoscere lantichit di documenti legislativi come il Codice dellalleanza Es 20, 23, 33 ed il Decalogo Es 20 e Deut 5 , di poemi come il cantico di Debora Giud 5 e lapologo di Jotham Giud 9, Ma attorno a questi brani antichi che gli scribi israeliti hanno conservato, la XI tradizione orale rimaneva il mezzo essenziale per trasmettere attraverso le et i ricordi, gli usi, i riti, la fede dei tempi antichi.

    Per parecchi secoli il popolo di Dio vissuto quindi di questo tesoro lasciato in eredit dai suoi antenati, tesoro che daltronde si arricchiva ad ogni generazione, senza ancor rivestire la sua forma letteraria definitiva. La testimonianza religiosa dei patriarchi, di Mos, degli antichi inviati di Dio, era cos conservata fedelmente in un modo vivo; ma ci impossibile afferrarla cos direttamente come facciamo per la testimonianza di Isaia o di Geremia.

    Quando David e soprattutto Salomone ebbero dato allistituzione degli scribi un posto ufficiale nellamministrazione del regno, giunse lora in cui tutti questi materiali tradizionali poterono cristallizzarsi in vasti complessi, mentre nello stesso tempo nasceva la storiografia.

    I loro collettori, notiamolo bene, non si preoccupavano soltanto di mettere per iscritto leredit culturale dei secoli passati e di raccontare le origini della nazione israelitica. La letteratura di Israele nata allombra del santuario; fin dallinizio ha avuto lo scopo essenziale di nutrire la fede del popolo di Dio; in quanto storiografia, si dedicata ad evocare la storia sacra.

    Quantunque lanalisi del Pentateuco rimanga parzialmente ipotetica, si scorge la mano di un redattore, o di un gruppo di redattori, cui si d convenzionalmente il nome di jahvista, in una prima collezione di tradizioni che doveva raccontare questa storia sacra dalle origini fino allo stanziamento di Israele in Canaan. Il suo spirito e le sue preoccupazioni si ritrovano in diversi racconti di Giosu e dei Giudici, in una delle versioni del regno di Saul conservata nel primo libro di Samuele ad es.

    Questo corpus ha potuto prendere forma a Gerusalemme fin dal sec. X, bench occorra tener conto degli accrescimenti possibili durante il secolo seguente. Quando ci si serve degli elementi di questo insieme composito, non si deve dimenticare che esso racchiude una duplice testimonianza: quella delle et antiche, di cui gli scribi hanno raccolto leredit con la preoccupazione essenziale di trasmetterla fedelmente; quella degli scribi stessi, che non hanno potuto elaborare la loro sintesi se non introducendo in essa la loro propria riflessione teologica.

    Ai loro occhi la storia del disegno di Dio si sviluppava per tappe, dalle promesse patriarcali e dalla alleanza sinaitica alla scelta decisiva della dinastia davidica 2 Sam 7 e del tempio di Gerusalemme 1 Re 8 ; il popolo di Dio sorto dalla confederazione delle dodici trib aveva preso la forma di una nazione centralizzata, governata dallunto di Jahv. Qui gli scrittori sacri hanno dovuto raccogliere e fissare per iscritto i materiali tramandati dallantichit israelitica probabilmente nei santuari del Nord forse Sichem?

    Preoccupazioni dottrinali molto simili si incontrano nelle biografie di Elia e di Eliseo, ed in una versione della storia di Saul che manifesta poca benevolenza nei confronti dellistituzione regia 1 Sam 8; 10, ; In seguito, probabilmente sotto il regno di Ezechia fine del sec. VIII , tradizioni jahviste e tradizioni elohiste furono raccolte in una compilazione i cui materiali sono attualmente suddivisi tra parecchi libri, dalla Genesi al primo libro dei Re.

    Questa visione schematica del processo che diede origine alla prima raccolta di letteratura sacra implica, nei particolari, molti elementi fluidi od incerti. Permette almeno di intravvedere per quali vie ci sono giunti i ricordi del tempo in cui il popolo di Dio si formato e poi stabilito nella sua terra.

    In margine alle collezioni di tradizioni e dei materiali legislativi o poetici che esse tramandavano, bisogna daltronde far posto alla tradizione vivente che continuava a perpetuarsi. Anche senza essere codificato in testi scritti, il diritto consuetudinario ed i rituali, sorti da una tradizione mosaica che si era sviluppata con il tempo, regolavano lesistenza di Israele. Cos pure il lirismo cultuale inaugurato in epoca antica cfr. Num 10, aveva aumentato le sue produzioni fin dal tempo di David, egli stesso poeta cfr.

    Infine sulla sapienza popolare dei primi tempi si era innestata allepoca di Salomone una sapienza di letterati cfr. Molti elementi risalgono a questa et, sia nel Salterio, sia nelle collezioni di Proverbi che si possono considerare come le pi antiche Prov 10, 1- 22, 16; 25 - Prima dellepoca dei profeti-scrittori, le diverse correnti in cui XV si divide la letteratura ispirata sono cos magistralmente rappresentate.

    Dietro di esse si scopre lattivit dei principali ambienti che trasmettevano la tradizione biblica: i sacerdoti, depositari della legge e della storiografia che ne costituisce la cornice; i profeti, portavoce di Dio; gli scribi, maestri di sapienza. La rivelazione non con tutto ci che al suo primo stadio; ma ha posto principi dottrinali saldissimi, che le epoche seguenti non faranno che approfondire.

    Tuttavia, prima del sec. La preparazione di questo lessico fece intravedere al suo autore l'opportunità di un'opera più approfondita nella quale i principali temi di teologia biblica fossero presentati in modo assimilabile. Si mise mano all'opera solo a partire dal L'occasione fu un incontro tra gli esegeti della regione lionese. Venne costituito un comitato che assunse la responsabilità dell'opera, il quale fece appello a tutti i professori di Sacra Scrittura di lingua francese.

    Gli articoli vennero suddivisi tra settanta collaboratori, i quali accettarono di lavorare ad un'opera che non fosse una semplice collezione di monografie giustapposte, ma che avesse il carattere di un'opera comune. Durante tutta la redazione gli scambi tra gli autori delle voci ed i membri del comitato furono incessanti.

    Gli articoli furono oggetto di revisioni che portarono a modifiche diverse, talvolta a profondi rimaneggiamenti. Un buon terzo delle voci porta due firme, il che costituisce la traccia visibile di un'approccio di stretta collaborazione.


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