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1984 GEORGE ORWELL SCARICARE

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  1. George Orwell libro elettronico PDF Download Scaricare
  2. 1984 (romanzo)
  3. Michael Radford, ORWELL 1984
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(, ). Nuova traduzione a cura di Stefano Manferlotti (). George Orwell. La vita. Eric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nasce il 25 giugno​. Renowned urban artist Shepard Fairey's new look for Orwell's classic dystopian taleOne of Britain's most popular novels, George Orwell's Nineteen Eighty-Four. Ecco una piccola introduzione (se disponibile) del libro che vuoi scaricare, il link per effettuare il download di - George Orwell di george-orwell lo trovate alla​. Autore: George Orwell. PDF ePub Mobi. Scaricare: Libri Gratis (PDF, ePub, Mobi) Autore George Orwell. Libri Libri.

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Orthodoxy is unconsciousness. L'Ortodossia è inconsapevolezza. Una guerra atomica , scoppiata pochi anni dopo la seconda guerra mondiale , ha diviso la Terra in tre potenze, in lotta fra loro e governate da regimi totalitari: Oceania , Eurasia ed Estasia.

Nel superstato di Oceania, la società è controllata da un Partito che basa il suo potere sui principi del Socing , un socialismo estremo, il cui comandante supremo è il Grande Fratello , misterioso dittatore il cui viso compare ovunque nei teleschermi e nei manifesti di propaganda. Le principali città sono sorvegliate da pattuglie della Psicopolizia , una feroce organizzazione paramilitare poliziesca che ha come obiettivo, attraverso lo spionaggio , di tenere sotto controllo la vita dei cittadini costretti ad indossare delle tute azzurre - per i membri del Partito Esterno - o nere - per membri del Partito Interno - numerate affinché non commettano alcuna forma di " psicoreato " ossia non pensino a cose scomode al regime.

Le armate oceaniane, alleate con gli eserciti estasiani, sono inoltre in guerra contro gli eurasiani allo scopo di ottenere il pieno dominio dei loro territori, inviando nei deserti dell' Africa e nell' India meridionale diversi reggimenti di fanteria , di artiglieria e di carri armati.

Il trentanovenne Winston Smith è un impiegato del Partito Esterno che lavora presso gli uffici del Ministero della Verità , incaricato di "correggere" i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, modificandoli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal Partito.

In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta.

Niente, apparentemente, è proibito.

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Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l'urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l'interrogativo fondante che Alessandro D'Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte.

In questo libro straordinario incontriamo E quando arriva a Brooklyn Tra gli scrittori di thriller, Lee Child per me è il numero 1. I programmi dei Due Minuti d'Odio variavano a seconda dei giorni, ma non ce n'era nessuno in cui Goldstein non fosse la figura principale.

Egli era stato il supremo traditore, il primo che avesse osato profanare la purezza del Partito. Tutti i delitti che erano stati commessi in seguito contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni, eccetera erano sorti direttamente dal suo insegnamento.

Era ancora vivo, in qualche parte del mondo, e stava preparando le sue cospirazioni. Forse al di là del mare, con la protezione e il soldo dei suoi padroni stranieri… forse anche, si diceva pure questo, era nascosto nella stessa Oceania.

Il diaframma di Winston ebbe una stretta. Non poteva mai vedere la faccia di Goldstein senza provare un misto di emozioni che gli dava una specie di malessere. Era una magra faccia da ebreo, con una grossa aureola di capelli bianchi e crespi e una piccola barbetta da capra: una faccia da persona seria, ma in cui pure si poteva leggere qualche cosa di moralmente vile e spregevole, mista a una sorta di stupidità senile concentrata in quel suo naso lungo e affilato in cima al quale stava appoggiato un paio d'occhiali.

Sembrava la faccia d'una pecora, e anche la voce aveva un qualche carattere pecorino. Lo stolido ritmo battuto dagli stivali dei soldati faceva da sfondo alla voce belante di Goldstein.

Prima ancora che fossero passati una trentina di secondi d'Odio, incontrollabili manifestazioni di rabbia ruppero fuor da una metà del pubblico nella sala. La faccia da pecora, soddisfatta di sé, che faceva smorfie d'ogni sorta sullo schermo, assieme alla terrificante potenza dispiegata dall'esercito eurasiano che sfilava dietro di essa, erano davvero di troppo, per essere sopportati: senza contare che la semplice vista, o addirittura anche il solo pensiero di Goldstein producevano automaticamente un misto immancabile di paura ed irritazione.

1984 (romanzo)

Esso era oggetto d'odio assai più costante che non l'Eurasia ovvero l'Estasia, dal momento che quando l'Oceania era in guerra con l'una di queste potenze era generalmente in pace con l'altra. C'era sempre un qualche ingenuo fresco fresco che aspettava di farsi sedurre da lui.

Non passava giorno senza che spie e sabotatori che agivano alle sue dipendenze fossero smascherati dalla Psicopolizia. Egli era a capo di un vasto esercito fantasma, una vasta trama di complotti clandestini intesa al rovesciamento dello Stato. Si credeva che si chiamasse La Fratellanza.

Si mormorava anche d'un certo terribile libro che costituiva il compendio di tutte quelle eresie, del quale Goldstein era l'autore e che circolava clandestinamente qua e là.

Era un libro senza titolo. La gente vi alludeva, seppure osava farlo, semplicemente come a il libro. Ma queste cose si sapevano solo molto nel vago, per sentito dire. Né la Fratellanza, né il libro erano argomenti che un comune membro del Partito avrebbe toccato, se poteva evitarli. La gente si levava e si rimetteva a sedere con gran rimestio, e urlava quanto più poteva nello sforzo di coprire il belato di quella voce maledicente che veniva dallo schermo.

La donnetta dai capelli color sabbia era diventata rossa come un peperone e apriva e chiudeva la bocca come un pesce tratto fuor d'acqua.

Perfino la faccia di O'Brien mostrava d'arrossire.

Michael Radford, ORWELL 1984

Stava seduto, ben diritto, sulla sedia e il suo petto possente s'agitava come se dovesse resistere all'assalto di un'ondata. In un momento d'improvvisa lucidità, Winston si accorse che anche lui stava strillando come tutti gli altri, e batteva furiosamente i tacchi contro il piolo della sedia. La cosa più terribile dei Due Minuti d'Odio non consisteva tanto nel fatto che bisognava prendervi parte, ma, al contrario, proprio nel fatto che non si poteva trovar modo di evitare di unirsi al coro delle esecrazioni.

In trenta secondi, ogni tentativo di resistere andava all'aria. Una fastidiosa estasi mista di paura e di istinti vendicativi, un folle desiderio d'uccidere, di torturare, di rompere facce a colpi di martello percorreva l'intero gruppo degli astanti come una sorta di corrente elettrica, tramutando ognuno, anche contro la sua stessa volontà, in un paranoico urlante e sghignazzante.

In quello stesso momento, infatti, l'odio di Winston non era affatto nutrito contro Goldstein, ma al contrario andava alimentandosi contro il Gran Fratello, il Partito e la Psicopolizia; e in quei momenti il suo cuore, invece, si sentiva solidale con quell'eretico deriso e solitario sullo schermo, unico custode di verità e di senno in un mondo di bugie.

Eppure un minuto appresso egli si trovava completamente d'accordo col resto della gente e tutto quel che si diceva di Goldstein gli sembrava perfettamente vero. Era perfino possibile, in certi momenti, dirigere il proprio odio da una parte, ovvero dalla parte contraria, con un semplice atto della volontà. Improvvisamente, con quello stesso sforzo violento col quale ci si libera dal cuscino in cui è impastoiato il nostro capo durante un incubo notturno, Winston riusciva a trasferire il suo odio dalla faccia sullo schermo alla ragazza bruna che gli sedeva dietro.

Allucinazioni vivide, attraenti, nel loro sinistro splendore, gli attraversavano la mente. L'avrebbe fatta morire, a poco a poco, a colpi di sfollagente. L'avrebbe legata tutta nuda a un palo e poi l'avrebbe crivellata di frecce, come San Sebastiano. L'avrebbe violentata e poi le avrebbe tagliato la gola, nell'attimo del godimento supremo. L'odiava perché era giovane e carina e perché affettava di voler fare a meno del sesso, perché avrebbe voluto andarci a letto e non ci sarebbe mai andato, perché attorno alla sua vita dolcemente flessuosa, che quasi sembrava chiedere d'essere allacciata dal suo braccio, c'era invece quell'odiosa cintura rossa, simbolo aggressivo di castità.

Erano soltanto poche parole d'incoraggiamento, quel genere di parole che si dicono nell'infuriare della battaglia, che non sanno riconoscersi una per una, ma che infondono nuova fiducia per il solo fatto di essere pronunciate.

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E fu chiaro che s'era messa a pregare. Continuarono per quasi trenta secondi.

Era un motivo che si sentiva ripetere spesso nei momenti di prorompente emozione. Era in parte una sorta di inno alla maestà e alla saggezza del Gran Fratello, ma soprattutto era un atto di autoipnosi, un deliberato ottenebrarsi della coscienza nell'ostinato ripetersi di un ritmo.

Le viscere di Winston parvero raffreddarsi. Naturalmente pestava come tutti gli altri.

Era impossibile fare altrimenti. Ma c'erano pure un paio di secondi durante i quali gli occhi avrebbero potuto anche tradirlo. E proprio in quel momento il fatto compromettente accadde, seppure accadde. Per un istante colse lo sguardo di O'Brien. O'Brien s'era alzato in piedi. S'era tolto gli occhiali e stava appunto riaggiustandoseli sul naso col suo gesto caratteristico. Era come se le loro menti si fossero aperte e i pensieri dell'uno andassero a pescare nella mente dell'altro attraverso gli occhi.

Conosco tutto il tuo disprezzo, il tuo odio, la tua nausea. Ma non ti preoccupare, sono dalla parte tua! Tali incidenti non avevano mai alcun seguito. Tutto quel che sapevano provocare era di mantener viva in lui la fiducia, o almeno la speranza che c'erano altri nemici del Partito oltre a lui. Forse quel che si diceva dei complotti era vero, dopo tutto; forse la Fratellanza esisteva sul serio!

Era impossibile, nonostante gli innumerevoli arresti, le confessioni e le esecuzioni, essere sicuri che la Fratellanza non fosse soltanto un mito. Certi giorni ci credeva, certi altri giorni non riusciva a crederci.

Non c'era nessuna prova, solo improvvisi e incerti accenni che potevano significare tutto e nulla: frammenti di conversazioni sorprese per caso, scritte quasi cancellate sulle pareti dei cessi… una volta, anche, allorché due sconosciuti s'erano incontrati, un certo strano movimento delle mani ch'egli aveva sospettato potesse essere una sorta di segnale di riconoscimento. Tutte congetture: molto probabilmente aveva immaginato ogni cosa.

Era ritornato al suo cubicolo senza voltarsi a riguardare O'Brien. Sarebbe stato incredibilmente pericoloso anche se avesse saputo in che modo regolarsi.

Per un secondo, forse per due secondi, essi s'erano scambiati una specie di equivoca occhiata e questo era il principio e la fine di quella storia. Ma anche quello era, comunque, un avvenimento memorabile, nella solitudine in cui si era condannati a vivere.

Il gin stava risalendo dallo stomaco. I suoi occhi rividero ancora la pagina. E non era più la calligrafia goffa e incerta di prima. Non poté fare a meno di sentire una fitta di panico.

Era assurdo, dal momento che lo scriver quelle parole non era poi più pericoloso che lo stesso atto di cominciare il diario; eppure, per un attimo, egli fu tentato di strappar la pagina contaminata e abbandonare del tutto quell'impresa. Non lo fece, tuttavia, perché sapeva che sarebbe stato inutile.

Tra il continuare il diario e lo smetterlo, non c'era nessuna differenza… La Psicopolizia lo avrebbe preso lo stesso. Egli aveva commesso e avrebbe commesso anche se non avesse mai messo nero su bianco quel delitto essenziale e che conteneva tutti gli altri.

Psicoreato, lo chiamavano. E uno psicoreato non era cosa che si potesse nascondere per sempre. Si poteva eludere la vigilanza per un pó, anche per qualche anno, ma prima o poi si sarebbe stati scoperti e presi.

Succedeva sempre di notte; gli arresti avvenivano invariabilmente di notte. Quello scossone che faceva svegliare di soprassalto, quella mano che scuoteva la spalla, le luci che pizzicavano gli occhi assonnati, il cerchio dei volti feroci intorno al letto. Nella maggior parte dei casi non c'era processo, e nemmeno una semplice relazione dell'arresto.

Per un momento Winston fu colto da una sorta d'attacco isterico. Un momento dopo fu scosso da un improvviso trasalimento. Qualcuno bussava alla porta.


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